Mielenero

Specchio Sono d’argento e rigoroso. Non ho preconcetti. Quello che vedo lo ingoio all’istante Così com’è, non velato d’amore o da avversione. Non sono crudele, sono solo veritiero- L’occhio di un piccolo dio, quadrangolare. Passo molte ore a meditare sulla parete di fronte. È rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo Che credo faccia parte del mio cuore. Ma c’è e non c’è. Facce e buio ci separano ripetutamente Ora sono un lago. Una donna si china su di me, cercando nella mia distesa ciò che essa è veramente. Poi si volge alle candele o alla luna, quelle bugiarde. Vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente. Lei mi ricompensa con lacrime e un agitare di mani. Sono importante per lei. Va e viene. Ogni mattina è sua la faccia che prende il posto del buio. In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia Sale verso di lei giorno dopo giorno come un pesce tremendo. 23 ottobre 1961 Sylvia Plath

Chi sono

Utente: mielenero
Nome: Lisa Massei

Lisa Massei si divide fra Livorno e Firenze, studente di Psicologia e Grafica Pubblicitaria. Ha pubblicato "La Lingua Batte dove il Cuore Duole" (Coniglio Editore), "Insomnia" (Edizioni Il Foglio), "Maybe" (Comix Comunity) ed ha selezionato l'antologia "The First Time I Sa"w (Edizioni Nuoviautori). Dipinge, ride e piange.

www.mielenero.eu


Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte

MigliorBlog.it
martedì, gennaio 13, 2009

dalla finestra



in vendita su art-meter.

questa settimana sono prima in classifica su questo sito che mi ospita da qualche mese.

mi ricordo che da bambina volevo fare la pittrice. e ricordo che non ho ricevuto appoggio.

ricordo i miei sogni di allora, che in un certo senso non si discostano da quelli di oggi.

step by step we can change the world.

questo quadro dalla finestra è legato ad un periodo della mia vita in cui abitavo fra una centrale della telecom e la ferrovia di una piccola stazione. la casa era piccola e i disagi erano tanti. la città grigia, accatastata e surreale. pochi chilometri e quasi esplode il verde. stessa città. stessi ritmi, ma almeno un  pò di verde mi riempie gli occhi.

postato da: mielenero alle ore 23:20 | link | commenti (3)
categorie: esposizioni, quadro, mielenero

postato da: mielenero alle ore 23:11 | link | commenti
categorie: quadro, mielenero
lunedì, gennaio 05, 2009

paesaggio sulfureo
postato da: mielenero alle ore 18:58 | link | commenti (1)
categorie: quadro, mielenero
sabato, agosto 02, 2008

Praga, il pittore di




[agosto 2007, un anno dopo]




Praga vista dall’altro, dall’aereo, per essere esatti, mi si è presentata così: la povertà fuori dal centro, la povertà che si vede ma non si tocca, che rimane fuori, rarefatta, ma fitta come la nebbia. Come quei casermoni surreali da atmosfera post-atomica, che ho visto pochi minuti prima di atterrare, ci sta gente povera -mi hanno detto- e questo mi è bastato per allontanarli dalla mente, classificarli, incasellarli. Adesso stanno nell’archivio della mia memoria dove posso dimenticarli per un po’ e quando voglio, ma solo se voglio, farli ritornare.



Praga vista da dentro, passo dopo passo, durante la mia vacanza, è invece pulita, calma, tranquilla. Non mi sono mai orientata così bene in una città.



Agosto, ecco, non è il massimo per Praga, nel senso che non è la sua stagione, ogni città ha la sua e, quella di Praga, è l’inverno, con la neve, la nebbia e poca gente per la strada.



Questo è quello che pensi al volo, appena vedi le cartoline per turisti, quello che pensi quando passi dal ponte San Carlo. Non puoi proprio fare a meno di pensarlo.



Non so quante volte ci sono passata in quei sette giorni, ma quel giorno lo ricordo bene. Stavo fantasticando pensando alla storia del posto, alla gente, a quante persone avevano calpestato le pietre di quel ponte. La storia ti fa sentire così piccolo rispetto al mondo, rispetto a tutto ciò che non sai, che non saprai mai e che non vivrai mai sulla pelle, perché c’è stato qualcun altro che l’ha vissuto per te, in un certo senso.



Insomma, stavo entrando sul ponte San Carlo dalla Città Vecchia verso la Città Nuova, e pensavo di aver sbagliato stagione, che sarebbe stata tutta un’altra cosa passeggiare lì in pieno inverno, con la nebbia, di notte, senza vedersi i piedi. Sul ponte poi, era pieno di artisti di strada o gente che cercava di vendere qualche stampa o foto per campare ed erano per lo più foto del ponte con la nebbia, con la neve, appunto. Tutta Praga vale quel ponte, o quel ponte vale tutta Praga, chissà, ma so che è stata la cosa che più mi ha colpito in assoluto.



Gli amici che erano con me si erano dispersi fra la folla, vabbè, tanto eravamo rimasti che ci saremo ritrovati all’appartamento.



A quell’ora del pomeriggio il ponte è impraticabile. Sono un po’ antisociale in questo senso, amo la giusta distanza fra le persone, detesto la calca, l’impossibilità di camminare dritto, l’obbligo di sostare, camminare, sostare, fermarsi, inciampare, camminare, pestarsi, sostare, imprecare, camminare, sostare e rifermarsi.



Gli appigli per turisti non mi catturano, sarà perché sono una persona profonda? Penso. O forse perché di souvenir ne ho già abbastanza. Vivere una città da dentro, è questo che vorrei quando vado in viaggio, mentre Praga sembra cucita a misura di turista e la cosa non mi piace molto.



Continuo a camminare con il ritmo lento e singhiozzante imposto dal traffico turistico e penso a quello che mi sono lasciata a casa. Ai problemi irrisolti che non riesco mai a buttarmi alle spalle. Mi capita spesso di pensare di essere sfortunata, ovviamente usando buoni parametri, quelli della mia generazione, del mio paese, legati ai miei sogni. Insomma, difficile non essere ipocriti. Cos’è più giusto, essere negativi o positivi? Pensare a chi sta peggio o a chi sta meglio?

Con queste riflessioni da nobel per la filosofia, ero arrivata circa a metà ponte. Sudata, ma comunque calma, alla fine sono in vacanza, eccheccazzo, mi son detta, e ho rallentato il passo, cercando di prestare più attenzione alle stampe e gli acquerelli esposti in qua e là, giusto per ingannare il tempo e non dare di nervi per la troppa gente. Son quelle crisi isteriche assurde ed inutili come quelle di quando ti imbottigli nel traffico, di prima mattina, e ti attacchi al clacson sperando forse che tutti spariscano? Che tutti si mettano da parte per farti passare?

Non ha alcun senso.

Poi ho visto quell’uomo, senza neanche un dente in bocca, la faccia una rete di rughe e i capelli sporchi incollati al volto. Stentava a stare in piedi, l’ho visto arrivare, fra la gente vestita con colori sgargianti, con passo incerto e barcollante, ha cercato un angolo libero dove fermarsi e mettere la sua roba, quando ho visto i suoi disegni ho subito pensato: questi, si, son belli.

La semplicità del carboncino, e il tratto cupo, forte, saturo di emotività. Corpi e figure contorte. Paesaggi pesti.

Gusti a parte, sentivo da quei disegni, venir fuori le retrovie di Praga, la vita di un uomo distrutto, la storia di quel posto vista da occhi lividi, che hanno visto quel che io non vedrò mai. Ne vorrei uno, ho pensato. Così mi avvicino per vederli meglio. L’uomo mi sorride appena, ma non fa come gli altri che provano subito a catturare la tua attenzione, che non vogliono lasciarti andare finché non hai comprato. Questo mi rende ancora più tranquilla. Vorrei comprarne uno per portare via un pezzo di Praga, la storia di un uomo.


“Hallo”


“shai”

Biascica l’uomo.

Sorrido e lui sorride.

“i like very much your drawings”

Continua a sorridere, ma adesso mi chiedo se mi stia vedendo o meno. Ha quegli occhi straniti di chi guarda oltre, perso chissà dove.

Barcolla e poi si china a prendere da una busta di plastica altri disegni che appoggia a terra. Sono un po’ stropicciati, stretti fra le sue mani nere, malconce.

I barboni di Praga hanno qualcosa di diverso dagli altri, non so bene spiegare, sembrano più rovinati, più sofferenti. Lo so che è assurdo, ma è la prima cosa che ho pensato vedendoli. Hanno qualcosa negli occhi di duro, di forte. Barboni da sempre, ecco, sembrano barboni da sempre.

Penso che forse quell’uomo non capisca l’inglese, quindi scelgo uno dei disegni e gli dico:

“how much it cost?”

“900 euro”

Mi dice, senza fare una piega.

Mentre io son rimasta piuttosto piegata per incassare il colpo.

Sorrido, o almeno ci provo, e me ne vado.

 




 

postato da: mielenero alle ore 11:03 | link | commenti (2)
categorie: breve racconto, mielenero
lunedì, giugno 16, 2008

Un libro per l'estate, Mostra-Mercato del Libro


 



Quando: Dal 25 al 27 luglio 2008


Mielenero, Lisa Massei sarà presente allo stand delle edizioni Il Foglio, sabato 26 luglio per parlare del suo libro "Insomnia" e rispondere alle domande dei lettori.


Dove: Porto Turistico Cala de' Medici - Rosignano Solvay (Livorno)


 


Info: unlibroperlestate



 


ingresso gratuito

postato da: mielenero alle ore 16:15 | link | commenti
categorie: libri, presentazioni
venerdì, maggio 23, 2008

guerriero delle onde
postato da: mielenero alle ore 22:39 | link | commenti
categorie: esposizioni, quadro, mielenero
venerdì, maggio 02, 2008

Ciao a tutti,

questa breve news per dirvi che trovate 2 miei disegni in vendita su art-meter che potete acquistare a prezzo accessibile.



http://www.art-meter.it/works/?ID=AW000062



http://www.art-meter.it/works/?ID=AW000061

--

Lisa Massei

=========

http://www.mielenero.eu

http://www.myspace.com/mielenero
postato da: mielenero alle ore 22:05 | link | commenti
categorie: eventi, esposizioni, quadro
sabato, aprile 12, 2008

Occhiali, denti, cuori sani


 


 


Il Signor M entra e sbatte la porta, poi si scusa.


Lei annota qualcosa sulla sua agenda sorridendo da dietro gli occhiali.


- si accomodi, la prego – il sorriso si allarga e le labbra scompaiono nei denti.


Il Signor M si mette a sedere, ma la sedia non è comoda come aveva pensato. Senza maniglie su cui poggiare gli avambracci e lo schienale troppo piccolo ed inclinato per contenere la sua grande schiena, per non parlare del sedere che fuoriesce in modo indecente. È come sedersi su una sedia per bambini, pensa. Gli torna a mente sua cugina anoressica che aveva rubato una sedia nell’asilo dove lavorava, come bilancia multidimensionale: è lì che doveva entrare, ossa e pelle, senza muscoli e grassi superflui.


- Come si sente oggi? – dice la donna fatta solo di occhiali e denti.


- Penso che tutte le donne sono anoressiche, nell’anima, dico, e se non stai attento, come uomo, dico, rischi di ritrovarti solo.


- Solo in che senso?


- E’ una malattia mortale, no?


- Si, può portare alla morte, ma piuttosto, mi dica, perché pensa che tutte le donne sono…


- Voglio farle io una domanda: perché si muore? Tutti quelli che amo muoiono. Tutti quelli che sono vicini a me, che entrano nella mia vita, capisce? Finiscono con il morire. Allora, allora mi chiedo se questo non sia un segno.


- Un segno di che tipo?


- Si, vede, quando sono nato stavo per morire, la vita e la morte stanno di spalle l’una all’altra e si toccano, si parlano. Ed io, quando sono nato, avevo il cordone ombelicale intorno al collo, ed è per questo…


- Che si sente la causa della morte altrui?


- No, lei non vuol capire, insomma, basta vedere la mia faccia.


- Allora mi spieghi cos’ha la sua faccia, si descriva, anzi, aspetti – apre il cassetto della scrivania, tira fuori uno specchio e lo porge al Signor M -  si guardi e descriva che cosa vede.


Il Signor M prende lo specchio e pensa che in quel momento potrebbe cambiare la sua vita perché gli specchi rappresentano un punto di passaggio fra diversi stati di coscienza.


Eppure, quando vede la sua immagine riflessa si rende conto che niente è cambiato, che le sue paure sono reali. Fatti.


- Comincerei dal colore della mia pelle – con un tono di distacco professionale – vitreo, pallido, malato. Un tipo di pelle asciutta, senza ombra di sudore, penso di non aver mai sudato in vita mia, sa, neanche in palestra, non le sembra strano?


- Continui, la prego, cercando di divagare il meno possibile.


- Certo, sarò minuzioso, preciso. I pori della mia pelle sembrano otturati, senza respiro. Ha la consistenza di una bambola di porcellana dallo spessore impalpabile. L’attaccatura dei capelli è alta, castani chiari. Occhi acquosi, trasparenti, sembrano galleggiare nella scavatura nera delle occhiaie. Le sopracciglia sottili, disegnate e baffi curati, precisi, millimetrici. Le labbra imperfette stonano con la precisione dei baffi, quando parlo la bocca tende ad aprirsi più a destra che a sinistra mostrando in parte i denti lineari e bianchi come la pelle.


Il mento è appuntito. Troppo lungo mentre il naso è sottile, ma con la punta nodosa e le narici sono piccole e rotondeggianti.


- Bene, adesso mi descriva che cosa fa durante il giorno – dice la donna, con l’aria piuttosto annoiata, cercando di nascondere uno sbadiglio.


- No, non ho più voglia di parlare. Se parlo troppo con le persone poi mi lego a loro e loro muoiono.


- Tutti prima o poi muoiono, Signor M, deve cercare di accettarlo, non può vivere pensando alla morte.


- La prossima potrebbe essere lei, lo sa? Io potrei uscire di qui e non vederla mai più! È per questo che uccido, per avere il controllo.


La donna deglutisce. Nella sua carriera professionale non aveva mai avuto a che fare con un potenziale omicida. Dalle sedute precedenti non era mai emerso niente del genere, anzi, non ne aveva mai avuto neanche il sospetto. Certo, non è sempre facile capire chi si ha di fronte. Però non può accettare di non essere stata capace ad inquadrare, incasellare il Signor M, che, a dirla tutta, gli era sempre sembrato un semplicione. Si chiede allora se stia dicendo la verità.


- Chi ha ucciso? – cerca di chiedere con il massimo del distacco professionale.


- Tante persone, con la testa.


- Ma fisicamente, materialmente?


- Lei sottovaluta la potenza della mente. Le mani non vanno oltre la carne, la mente uccide dentro, in profondità, ferma cuori sani.


 

postato da: mielenero alle ore 11:08 | link | commenti (3)
categorie: breve racconto, mielenero
martedì, febbraio 05, 2008

Stanza nella stanza


“Mi ha detto che sono stata una cretina. Che non dovevo salire, penso che avesse ragione, la colpa era mia”


“per quale motivo si sente in colpa?”


“avevo solo tredici anni, o forse quattordici. Stavo aspettando l’autobus seduta su uno scalino di un negozio quando lui è passato. Volevo soltanto andare a casa. L’autobus aveva saltato una corsa. Era da tanto che lo stavo aspettando.”


Smette di parlare, sgrana gli occhi e indica col mento un punto dietro alle spalle della dottoressa.


“Vede?”


“che cosa?”


“che sono una cretina. Non dovevo salire.”


“anche lei pensa che sono una cretina?”


“non vedo perché dovrei”


“perché sono salita. Non dovevo salire.”


“ormai è successo.”


“Se fosse passato, non sarebbe successo. Quando ha accostato con la macchina, è come mio nonno, ho pensato, e sono salita. Il giorno dopo era il mio compleanno, compivo quattordici anni, o forse quindici.”

 


“quindi si è fatta dare un passaggio?”

 


“si, fino a casa. Dovevo andare a casa.”


Ormai erano mesi che la Signora S raccontava la stessa storia. Ogni volta arrivava nello stesso punto, quando questo signore le aveva dato un passaggio e lei era salita. Poi si fermava. Piangeva e non riusciva a continuare.


“che cosa doveva fare a casa?”


“dovevo andare a casa. Avevo paura.”


“di cosa aveva paura?”


“il buio. I suoi occhi. La sua auto. Gli occhiali da sole sbiaditi. I capelli, non posso pensare ai suoi capelli.”


“…”


“si voleva fermare. Il sorriso insolente. Insisteva con il volermi offrire qualcosa da mangiare perché secondo lui avevo mangiato poco. Ero piccola. Esile. Non come adesso, dottoressa. Indossavo abiti larghi e deformi. Ma pensava fossi troia. Lo pensava lo stesso.”


“perché lo pensava, secondo lei?”


“non lo so. La sua fame.”


“poi cos’è successo?”


“mi ha chiesto quanti anni avevo e io gli dissi del mio compleanno, allora lui tirò fuori cinquantamilalire e mi disse che quello era il suo regalo. Che dovevo accettarlo.”


Sospira. La sua faccia assume la forma di una smorfia di disgusto. Con lo sguardo si perde ad osservare il pavimento e pensa alle formiche che fissava per pomeriggi interi da bambina.


“e lei li ha presi?”


Sembra un po’ scossa dalla domanda. Si guarda intorno come se non capisse dove si trova.


Poi sorride.


“che cosa?”, dice.


“i soldi”


“no, anche se lui insisteva che quelli erano soldi puliti, che non c’era bisogno che succedesse niente. Allora io insistevo che non li volevo. Che non ne avevo bisogno. E lui me li appoggiò sulle ginocchia e mi chiese a denti stretti se volevo fargli una sega. Allora ho urlato così: aaaaaaaaaaaaaaa”


La signora S perde il controllo. Inizia ad urlare e a sbattere le mani sulle gambe.


Poi si ferma. Sospira, rossa in viso.

postato da: mielenero alle ore 00:02 | link | commenti (3)
categorie: breve racconto, mielenero
domenica, gennaio 06, 2008

Ufficio numero 9






Attraverso via della Vittoria con un ritardo di due minuti sulla mia tabella di marcia. È che stamani, svegliandomi, mi sono accorto che la mia barba era cresciuta più velocemente del solito, andando oltre i due millimetri. Sarà per via dell’umidità, penso, oppure per una questione di luna calante o crescente.



Entro nella hall della Clinica Serena che ha il vago aspetto di una casa di riposo: le sbarre alle finestre, grandi e luminose e le tende tanto candide quanto polverose; ma in fin dei conti, qui, la cosa che meno di tutte si riesce a riposare, è proprio la testa.

Timbro il cartellino alla macchinetta sulla destra del corridoio, che è più vicina di quella a sinistra, anche se più prossima all’ascensore: ci vogliono almeno cinque passi in più, ne sono sicuro. Li ho contati, una volta.

Con una certa soddisfazione mi rendo conto che, nonostante i due minuti di ritardo imprevisti, riesco a spaccare il secondo: 8:30. Adesso mi sento meglio.

Mi sistemo il colletto e cerco di spolverare qualcosa ai lembi della giacca.

Le mie scarpe nuove con la suola in vero cuoio riecheggiano fino al soffitto, mi piace il fatto che mi si senta arrivare, sapere che il rumore dei miei passi sbatte ovunque.

Chiamo l’ascensore e osservo la mia immagine allungata allo specchio, mentre aspetto che si aprano le porte. Si, forse dovrei un po’ dimagrire, anche se l’altezza mi salva.



Salito al terzo piano, indosso il camice bianco e prendo la mia cartellina blu nell’armadietto dell’archivio.

Mi dicono che la signora G. mi sta aspettando nel mio ufficio.

Quando entro la trovo seduta davanti alla scrivania. Le do il buongiorno e le chiedo come va.

Non risponde. Quindi mi siedo e le dico:“bene, perché si trova qui?”.

“Ho avuto dei problemi con uno”

“Che genere di problemi?”

“è che io ero innamorata di lui, ma lui non di me, e con me non voleva fare… insomma… quelle cose lì che non sta bene dire. Insomma, non me le faccia dire, tanto ha capito, no? Quelle cose che non si dicono ma si fanno”

“ho capito… e…”

“Poi però lui, ma non il lui di prima, l’altro lui, voleva fare con me quelle cose che dicevo prima che non si possono dire”

“ah…”

“si, insomma, non me lo faccia dire, tanto ha capito. Insomma, dicevo… ho perso il lavoro ed ho litigato coi miei che non volevano che lo perdessi, il lavoro, solo che io non facevo che pensare a lui con tutte le mie viscere…”

“…”

“Volevo fare quelle cose con lui che lui non voleva, ma io si. Quindi mi chiedevo perché lui non voleva fare quelle cose con me, mentre l’altro lui si, ma a me non mi ci andava? Voglio dire… com’è possibile volere cose così diverse?”



Qualcosa la distrae fuori dalla finestra e noto che si fissa.

Mentre la guardo cambio l’accavallatura delle gambe, mi sistemo il colletto del camice perché mi sembra si sia spostato più a destra che a sinistra. Mi schiarisco la voce, ma lei non sembra accorgersi di me.



“infatti… ho capito… che lavoro faceva?” le dico, per interrompere il silenzio.

“Insomma, poi ho litigato con i miei e il lavoro non andava più. Non mi andava più di andarci”

“non le piaceva il suo lavoro?”

“ero sempre stanca, e quando sono stanca devo riposare. Poi questa cosa della morte io non l’ho mica mai capita. Che si vive a fare? Per morire?

A lavoro ero sempre stanca e mi stavo rompendo le palle perché pensavo a lui ecco perché

a quello che lui non voleva fare con me mentre l’altro si

vai a capirli gli uomini dovrebbero morire tutti da piccini

mica per essere cattivi

tanto si muore tutti

mi sono rotta i coglioni

via vò”.
postato da: mielenero alle ore 15:32 | link | commenti (5)
categorie: breve racconto, mielenero
martedì, novembre 13, 2007

INTERVISTA A GISY SCERMAN




Ciao Gisy parlaci un po’ di te, cosa fai nella vita?


Dormo molto. Esco abbastanza poco, e in casa me ne sto in pigiama per lo più. Qualche volta vado a fare la spesa, e mi vesto fetish o pin-up  per fare le foto. Sento gli amici che sono la mia vera ragione di vita e gli preparo le cene con la spesa che ho fatto. Poi scrivo o lavoro con Photoshop a immagini e foto varie.


In che modo ti sei avvicinata alla scrittura? Come ti senti dopo aver scritto?


E' stata un'esigenza. Fatica dire perché si è predisposti nel fare qualcosa, credo sia una conformazione genetica - una cosa naturale con cui uno nasce, come un braccio sghembo o dritto, come il fatto che ti possano piacere i carciofi o no, poi quei carciofi può imparare a farli in molti modi, o dimenticartene dell'esistenza anche se sai che i piacciono. Come milioni di persone al mondo scrivevo nei diari pensieri, aspirazioni, sensazioni ecc... il primo racconto che mi colpì moltissimo fu uno di Dino Buzzati, e ho capito che quello che ti può dare la scrittura può essere strepitoso. Avrei voluto averli scritti io certi libri, certi racconti. Poi entrò la musica nella mia vita, e quella fu la mia vera letteratura. E poi e poi e poi non mi bastava più ascoltare il passivo. Dai diari passavo ad articolare i pensieri in fatti narrati.


Se non sbaglio ‘la ragazza definitiva’ (Castelvecchi) è la tua seconda pubblicazione, prima è uscito un saggio su Ciampi per Coniglio editore. Parlaci della tua esperienza di scrittura, quale genere di scrittura pensi si addica meglio a te?


Il libro su Piero Ciampi è stato un libro importantissimo per me, mi ha fatto conoscere con il cuore tante circostanze, cose che prima potevo solo immaginare. Anche le persone che ho incontrato in quel progetto sono state fondamentali per sviluppare le idee dello scrivere, gli esseri umani son sempre la fonte maggiore di ispirazione. E’ stato un libro che ho fatto per puro amore, ho cominciato a documentarmi senza alcun editore alle spalle, così, spinta da questo enorme entusiasmo per Piero Ciampi. Ho trovato pure molta collaborazione tra gli amici e cantautori vari, a parte Nada, che subito si è rifiutata nel rilasciarmi l’intervista perché appunto a quel tempo avevo 23 anni non rappresentavo che me stessa. Fu una delusione. Ma imparai molte cose. Poi si va vanti.

La propria scrittura cambia con il cambiare del tempo, con le letture che si acquisiscono le idee che cambiano così come il tempo che cambia e passa e che ti cambia, mi sento a  volte separata in due filoni per quel che mi riguarda, quello tragico e nostalgico e quello più cazzaro e ironico e auto ironico. Detesto prendermi sul serio, così come la gente che lo fa. Spesso gli scrittori lo fanno. Non tutti, ma buona parte, soprattutto i professorini-poeti; stanno lì a farsi le seghe sulla punteggiatura l’ortografia e poi non hanno un straccio di idea nemmeno a cercarla col lumierino. È proprio meglio che stiano ad insegnare.


Da quali autori ti senti maggiormente influenzata?


Pavese forse in primo, poi Thomas Bernhard, Albert Camus, inizialmente Paolo Nori, ma tanti altri. Preferisco non leggere quando scrivo comunque, sennò sono impressionabile.


Pensi che un libro possa cambiare la vita di qualcuno?


Dipende da chi sei, come affronti una pubblicazione e che risultati può ottenere. In media direi di no, che non cambiala vita. Ormai è una velleità che si può togliere se non chiunque in molti. Se diventasse un caso editoriale, magari c'è la soddisfazione di mettersi a posto con i soldi per un po' almeno, poi la vana gloria del momento;  però il libro per il libro, mah,  i tempi sono cambiati troppo per vederla una cosa eccezionale, bella, sicuramente di soddisfazione però oggi non credo cambi la vita. Appaga il nostro egocentrismo per un po' per lo più. Se poi diventa un lavoro diventa un lavoro ed ancora un’altra cosa.


che definizione daresti della parola pudore?


Pudore è ciò che ci crea imbarazzo.




Perché pubblicare? quanto è importante per te? Come promuovi i tuoi libri?


E' importante perché ci si sente parte di una condivisione - si scrivono le proprie idee, attraverso fatti o utilizzando autori che noi sentiamo vicini - e fa piacere  poterle scambiare o anche trovare disaccordi pubblicamente. E' un altro modo di esibirsi, in un modo o nell'altro anche di cantare un proprio stato d’animo, per me spesso è la nostalgia, la solitudine, sono qui, sto male, adesso lo scrivo, ascoltatemi.  Poi beh naturalmente io non dico che il fatto di prendere qualche soldo dalle pubblicazioni mi faccia schifo. Anzi, ma  è proprio qualche - perché di scrittura, vivere è fatica.




l’ultimo libro che hai letto? Un libro promosso e un libro bocciato.


Non vado alla cieca nello scegliere, o molto raramente,  diffido dai best sellers in genere, ma poi dipende. Infatti l'ultimo è “Ogni cosa è illuminata” di Foer, un libro incredibile, poi pensando che l'autore l'ha scritto in giovane età è ancora più incredibile per l'uso del linguaggio e la struttura narrativa. Un gran bel libro che ti fa passare degli stadi emozionali più diversi a diversi gradi di intreccio. Poi leggo molti saggi divulgativi, saggi scientifici, tipo sugli additivi alimentari o il geotropismo delle piante,o cicli biologici innati negli esseri viventi - ma di quelli bisogna essere naturalmente appassionati è inutile che dia un giudizio su qualcosa di così specifico. Anche se nell'ambito scientifico ci sono autori che non mi deludono mai come Cavalli Sforza... e il solito Bergson, altri tempi, ma intramontabile in quanto ad emozione.  Bocciato? Ce ne sono troppi che mi verrebbe a scatola chiusa da dire NO, e in genere quelli non leggo, mi sembrerebbe di perdere tempo! Ma se proprio ne devo bocciare uno dico un autore non un libro - mmhhhh Tondelli. Sopravvalutato direi, un bel po’. Ma appunto ce n’è tanti è anche sbagliato fare un solo nome. Troppi si auto leggono e son sostenuti dalla propria cerchia che si lecca il culo a vicenda, anche se poi è così in molti ambienti, quelli artistici poi… non ne parliamo.




Il tuo ultimo libro è caratterizzato da una forte vena ironica e cinica allo stesso tempo. Non starò qui a chiederti quanto sia autobiografico, per me conta più l’immagine urlata che in qualche modo viene fuori da questo personaggio, la stanchezza, a tratti depressiva legata a stereotipi sociali che ci affiancano ogni giorno. È un libro nato d’impulso? Di getto?


Entrambe le cose, che poi non mi sembrano così distanti, l’ho scritto in due mesi, mentre lavoravo in Accademia tornavo a casa e il primo pensiero era scrivere, anche quando ero in posa che dovevo stare ferma vedermi le persone attorno non facevano che girarmi delle idee nella testa e prendevo appunti appena mi era possibile - ovunque era così. Le ossessioni, la rabbia e la malinconia, è ciò che più mi fa scrivere. Quando scrivevo “La ragazza definitiva” pensavo a tutte quelle cose che mi hanno dato fastidio nel lavoro di modella, e a quando nel tentativo precedete di dedicarmi ad un libro con il cuore come è stato quello su Piero Ciampi, varie persone appena potevano se ne approfittavano in proposte di vario genere - perché pensano che tu penda dai loro favori.

E’ molto fastidioso questo, mettono sempre ovunque davanti il loro IO, senza nessun ascolto reale. Poi c’è il malessere la depressione con la quale combatto da troppi anni, ma in questo senso scrivere mi è servito moltissimo, al di la delle pubblicazioni. Poi il sesso parlare di sesso ancora di sesso, pure per ridicolizzarlo, diventa una cosa grottesca ad un certo punto, ma questo è stato capito poco!


nel tuo libro spesso parli del tuo lavoro di fotomodella, e con ironia, dici che alla fine non trovi che ci sia niente di male nell’essere un po’ narcisi. In effetti piacersi e piacere sembra una cosa da allontanare da se stessi, anche se le immagini della donna che continuamente ci rimanda la pubblicità suggeriscono il contrario. Cosa pensi di questa contraddizione? Tu come convivi con l’immagine di te stessa?


No, non vedo nulla di male nell’esibizionismo, purché quello troppo spinto sia in contesti adeguati. Oggi è tutto esibizionismo, solo che con questo termine si cade subito nella sua accezione sessuale, ma certo l’esibizionismo riguarda moltissimi altri campi, la politica per eccellenza forse, tutta l’arte, il voler essere modelli o contro-modelli sociali.

Tutto sommato l’esibizionismo del corpo mi pare che sia ancora il più onesto. E’ sano piacersi, eci si piace anche tramite gli altri, credo sia inevitabile, almeno in una prima spinta adolescenziale, ma poi si continua - sennò non si spiegherebbero tanti soldi spesi per tutta la cosmesi la chirurgia estetica. C’è chi si vergogna di questo bisogno di piacere e in vari lo disprezzano su altri. Ma è sempre un retaggio di origine cattolico e quindi poi sociale. Il piacere è punito, pure quello di piacersi.

Io mi piaccio più o meno, ma so di non essere strafiga, mi piacciono le belle donne e le guardo come delle veneri sulla terra, forse ho imparato a trasformare l’invidia in desiderio. Non nutro la stessa passione estetica per gli uomini, deve essere molto più abile un uomo per coinvolgermi, la bellezza non gli basta…


 Credi in Dio?


Sono agnostica tendente all’ateo. Ma a questa domanda rischierei di prolungarmi molto. Quando chi dice che Dio può esistere come no, risponderei che il dubbio non può essere in pari; fin ora non lo si è mai visto, quindi...semmai è il credente che mi deve dimostrare l’esistenza di quello che vedo, io non credente sono in regola con il mio credo. Poi chiamalo come vuoi Allah, Buddha, Jeovah, tanto mica ti risponde. In ogni caso penso che chi ha fede sia fortunato.


Un film, un colore, un fiore…


L’uomo dei banco dei pegni, di Sidney Lumet, rosa confetto, croco.


Ti piace viaggiare? Pensi che dai viaggi si possa trarre ispirazione per scrivere?


No, non amo viaggiare, per nulla proprio. Qualche volta se trascinata dagli amici ci vado, ma non viaggi lunghi, devo  avere la certezza che se posso riesco riposare, a mangiare in maniera decente, non sono adattabilissima, è un mio grande difetto, me ne rendo conto. A volte sì, idealmente ci sono posti che mi piacerebbe visitare, alcuni paesini dell’Irlanda ad esempio, o anche stare un po’ in Piemonte, fare i paesi che vedeva Pavese, qualche volta dei giretti li faccio, ma son abbastanza sedentaria, mi basta girare per lavoro, ed è già troppo per me.

Sicuramente viaggiare può dare stimoli per scrivere, dipende sempre chi sei, come metabolizzi le cose intorno, e dentro - io credo che si possa scrivere anche con poco, se il succo ce l’hai, ce l’hai Tibet o una stanza… anche se credo, che certi ambienti ti possano far sentire più a tuo agio, questo sì. poi per me è così, il passato è giù un luogo, un viaggio, così come lo possono essere le ipotesi future. Eccome.




Se dovessi dare un consiglio ad un esordiente che si affaccia per la prima volta nel panorama dell’editoria, cosa gli diresti?


Che le scuole di scrittura creativa non sono necessarie, vale molto di più leggere, leggere, leggere. E scrivere, scrivere, scrivere. Non ci sono assoluti che mi vien dire, dovrebbe essere una cosa davvero intima e personale l’approccio alla scrittura, però un consiglio lo butto: non perdersi in frasi altisonanti, o nella paura di badare troppo alla forma, parlare per immagini più che per frasi, ovvero anziché scrivere ad esempio che Tizio era uno geloso, fare capitare o agire tizio in modo da far capire che era uno geloso! E poi il suono, una frase deve girare bene nelle orecchie! Per me questo e tutto!




Cosa ne pensi di piccoli editori a pagamento, agenzie letterarie e corsi di scrittura? Pensi che siano dei mezzi giusti, che possono servire? Tu in che modo ti sei affacciata nel mondo dell’editoria prima di trovare la tua casa editrice?


Le trovo del tutto indifferenti, sinceramente non mi verrebbe da prendere troppo sul serio a primo impatto chi si paga i libri da solo; anche se magari può essere un modo sbrigativo per farsi curriculum (per nulla si chiama vanity press!). Oggi ancor più di un tempo, se uno crede in te, tira fuori della grana, se non ci crede no. Le cose stanno in poche balle, per quanto di merda sia il mercato editoriale, è così. Si troveranno sempre quelli che ti dicono “bello, ah bello bellissimo”, poi sono entusiaste finché le cose non decollano, quando cominciano ad andarti bene, cominciano a parlarti male dietro, a trovare giustificazioni alla tua riuscita. Non parlo (solo) di me. Le parole in ogni caso trovano il tempo che trovano, il vero entusiasmo si misura nell’investimento che un editore è disposto a fare… naturalmente non è detto che questo indichi qualità letteraria, ma possibilità di vendita. Oggi si ragiona così. Ma se c’è della qualità letteraria, in ogni caso, credo si riesca a pubblicare - comunque non nei grandi numeri, ma prima o poi si esce. Nella scrittura è importante la costanza, il talento è anche stare con culo sulla sedia.




C’è chi sostiene che i libri sono solo marketing, quindi non conta il talento di uno scrittore, come è scritto un libro, se è valido o no… ma solo saperlo promuovere e vendere. Sei d’accordo?


In parte è vero. Senza un adeguato marketing purtroppo è una gran fatica oggi, perché c’è troppa roba, sia libri, musica ecc, sono prodotti, il libro oggi è un prodotto. Ci vuole fortuna di trovare il momento giusto, chi crede nelle tue idee e nel tuo ipotetico eventuale talento, ma è chiaro che questo non si può misurare in una qualche scala veritiera ed oggettiva. Perché allora vale quello che ti va di leggere, o quello che magari ha spessore, ma dopo due pagine sei a terra con due palle enormi? Mi pare tutto così aleatorio - Oggi la letteratura la farebbe fallire l’editoria, oggi come oggi dico; un editor di una grandissima casa editrice mi faceva il discorso che sono i non lettori che fanno vendere i libri, “i libri che vendono, son comprati dai non lettori. Quindi, il massimo che si può fare è sperare nella giustizia del tempo. Credo anche però, che se c’è del talento esca prima o poi, come dicevo sopra è importante la costanza, il talento non ti farà fare cifre astronomiche, però magari ti fa essere presente. Per gli apprezzamenti, cosa vuoi, siamo così in tanti al mondo, che troverai sempre chi ti ama, chi ti odia, chi  ti invidia, a chi fai pena, quelli a cui sei indifferente ecc, ecc, ecc. tanto vale che uno piaccia a se stesso no?


La cosa che più ami e più odi del tuo paese?


Ah beh, se dici quello d’origine a Vicenza, la pochezza mentale ed emotiva, il provincialismo visto nelle sue sfaccettature più tristi, l’ipocrisia, il pettegolezzo, la noia,  di buono c’è che ci sono le montagne, l’aria non è inquinata, passa una macchina ogni mezz’ora. A Modena amo quasi tutto, il parchetto di Modena est dove andavo a fare le passeggiate, la via Emilia in centro, e la gente che mi sorride. Leverei invece gli extracomunitari rompi cazzo, i galleristi che si sentono affermati, e tutti quei servetti di partito ottimi impiegati artistici che si sentono Dio. Ma io sono molto agnostica.  


un posto in cui vorresti andare.


Tornare a vivere a Modena in una casa tutta mia non in affitto. È il mio sogno! Per il resto mi basta stare in compagnia di quei miei migliori amici. E di Daniele Benati che è una persona meravigliosa.


Stai scrivendo qualcosa di nuovo? Nuovi progetti?


Ho finito da due settimane il nuovo romanzo, questa volta è un romanzo a tutti gli effetti. Non c’è sesso, così chi vuol parlare male potrà parlare male senza tirare in ballo il sesso - potrei dire che è un libro sulla cattiveria provinciale e umana; il protagonista è un missionario sadico che inizialmente combina dei disastri nella famiglia, facendo patire grossi dispiaceri ai genitori e alla sorella, poi parte da un paesino in provincia di Vicenza alla ricerca di una vita diversa, passando per la Germania per poi arrivare tramite la conoscenza di un bestemmiatore costituito a fare il missionario in Africa…ma non finisce qui… Questo libro non uscirà per Castelvecchi, con il quale ho invece in programma un’opera più easy -  comunque spero non passi troppo tempo all’uscita… c’è sempre questa trafila odiosa tra quando crei e quando questo è fuori. Il mercato uccide il piacere, sia di chi scrive sia dei lettori secondo me.

postato da: mielenero alle ore 17:04 | link | commenti (3)
categorie: interviste
giovedì, novembre 08, 2007

mi intervistano su liberi di scrivere:


 


http://liberidiscrivere.splinder.com/tag/lisa_massei

postato da: mielenero alle ore 16:45 | link | commenti
categorie: interviste
giovedì, ottobre 25, 2007

Mielenero - Lisa Massei, sarà presente sabato 27 0ttobre allo stand de il Foglio

AL PISA BOOK FESTIVAL

EDIZIONE 2007

STAZIONE LEOPOLDA

http://www.pisabookfestival.it/



INGRESSO GRATUITO



EDIZIONI IL FOGLIO - STAND 25



LEOPOLDA STORICA



Sabato 27 ottobre (pomeriggio)





Ore 14-15 Sala Byron



Il Foglio presenta IO & TONDELLI e la sua scuderia:



Ennio Trinelli ed Enos Rota (Io & Tondelli),

Sacha Naspini (I Sassi),

Gianfranco Franchi (Pagano),

Riccardo Lestini (Amore e disamore),

Stefano Santangelo (Johnny Cash),

Francesco Nardi, (Senza sex e senza Marx),

Franco MIcheletti (Storie di Bassa Maremnma),

Francesca Barbolini (I Simpson),

Lisa Massei (Insomnia),

Andrea Consonni (Wrong),

Gaid & Benemax (Crime Story),

Vincenzo Trama (A quella vecchietta del metro...),

Francesco Dell'Olio (Un angelo seduto...),

Frank Solitario (Storie ai minimi termini)




postato da: mielenero alle ore 23:57 | link | commenti
categorie: eventi
venerdì, settembre 07, 2007

Mielenero espone i suoi quadri al



BRAINSTORMING 2007



II Edizione                                     



19/20 Settembre



Fortezza Vecchia, ingresso Stazione Marittima, Livorno (LI)



ingresso gratuito



Mercoledì 19 Settembre



           18:00 Apertura cancelli



Nei sotteranei della Fortezza Vecchia: Esposizione permanente di Arti Visive (Fotografia, Pittura e tanto altro...) elaborate da alcuni tra i migliori artisti emergenti e non provenienti da tutta la Toscana + Spazio Videoproiezioni e Cineforum curato dai Fratelli Cinaski



  dalle 20:00 Cena con braciata



           20:45 GAS-TANGO  (palco centrale)



                     con Silvia Lemmi e il maestro Antonio Ghezzani



22:00-00:00 sul palco centrale suoneranno:



                   BETULARIA (indie rock)



                   HUMANOIRA (noise rock)



                   LE GORILLE  (trio rock&jazz strumentale)



          00:00 presso l'enoteca



                    circolo La cena dei poeti presenta



                    "...E MENTRE BEVI"



                    regia di Rufio



                        



dalle 00:00 fino chiusura:



DJ SET



giù in quadratura si alterneranno alle piastre quattro tra i più particolari dj della nostra città!



NSTR - electro



Ramon Kardoso & Donkey boy - techno_house



Mr.PAPA - electro_funk



Giovedì 20 Settembre



           18:00 Apertura cancelli



Nei sotteranei della Fortezza Vecchia: Esposizione permanente di Arti Visive (Fotografia, Pittura e tanto altro...) elaborate da alcuni tra i migliori artisti emergenti e non provenienti da tutta la Toscana + Spazio Videoproiezioni e Cineforum curato dai Fratelli Cinaski



  dalle 20:00 Cena con braciata



           20:45 Teatro Agricolo presenta



                     ELLIXIR  (palco centrale)



                     con Walter di Munzio e Guilleme Odz



22:00-00:00 sul palco centrale suoneranno:



        NARKHAN (metal)



        LIP COLOUR REVOLUTION (rock)



        INDOVENA (rock)



 00:00 Teatrofficina Refugio presenta



                       "GLI SPECULATOPI"



                        



dalle 00:00 fino chiusura:



DJ SET (in quadratura)



a far ballare la fortezza per tutta la notte ci penserà un alternativo dj set fiorentino che sposerà i ritmi dell'elettronica alle melodie avvolgenti strumentali



Telemàtik Guru - elettronica



Per tutto il corso dell'evento saranno disponibili tutti i servizi della Fortezza Vecchia incluso, oltre al barbeque per la braciata, il ristorante, l'enoteca ed il bar.



per ogni informazione -> www.myspace.com/storming2007



per contatti -> bs07@hotmail.it



          oppure: komilore@hotmail.com

                 tel.: 320/0230925 Lorenzo..>..>..>..>
postato da: mielenero alle ore 20:21 | link | commenti (3)
categorie: esposizioni, quadro, mielenero
mercoledì, agosto 08, 2007





mielenero - agosto 07.

la fine dell'abbraccio.

tecnica mista
postato da: mielenero alle ore 20:58 | link | commenti (2)
categorie: quadro, mielenero