Un libro per l'estate, Mostra-Mercato del Libro
Quando: Dal 25 al 27 luglio 2008
Mielenero, Lisa Massei sarà presente allo stand delle edizioni Il Foglio, sabato 26 luglio per parlare del suo libro "Insomnia" e rispondere alle domande dei lettori.
Dove: Porto Turistico Cala de' Medici - Rosignano Solvay (Livorno)
Info: unlibroperlestate
ingresso gratuito
Un libro per l'estate, Mostra-Mercato del Libro
Quando: Dal 25 al 27 luglio 2008
Mielenero, Lisa Massei sarà presente allo stand delle edizioni Il Foglio, sabato 26 luglio per parlare del suo libro "Insomnia" e rispondere alle domande dei lettori.
Dove: Porto Turistico Cala de' Medici - Rosignano Solvay (Livorno)
Info: unlibroperlestate
ingresso gratuito
INTERVISTA A GISY SCERMAN
Ciao Gisy parlaci un po’ di te, cosa fai nella vita?
Dormo molto. Esco abbastanza poco, e in casa me ne sto in pigiama per lo più. Qualche volta vado a fare la spesa, e mi vesto fetish o pin-up per fare le foto. Sento gli amici che sono la mia vera ragione di vita e gli preparo le cene con la spesa che ho fatto. Poi scrivo o lavoro con Photoshop a immagini e foto varie.
In che modo ti sei avvicinata alla scrittura? Come ti senti dopo aver scritto?
E' stata un'esigenza. Fatica dire perché si è predisposti nel fare qualcosa, credo sia una conformazione genetica - una cosa naturale con cui uno nasce, come un braccio sghembo o dritto, come il fatto che ti possano piacere i carciofi o no, poi quei carciofi può imparare a farli in molti modi, o dimenticartene dell'esistenza anche se sai che i piacciono. Come milioni di persone al mondo scrivevo nei diari pensieri, aspirazioni, sensazioni ecc... il primo racconto che mi colpì moltissimo fu uno di Dino Buzzati, e ho capito che quello che ti può dare la scrittura può essere strepitoso. Avrei voluto averli scritti io certi libri, certi racconti. Poi entrò la musica nella mia vita, e quella fu la mia vera letteratura. E poi e poi e poi non mi bastava più ascoltare il passivo. Dai diari passavo ad articolare i pensieri in fatti narrati.
Se non sbaglio ‘la ragazza definitiva’ (Castelvecchi) è la tua seconda pubblicazione, prima è uscito un saggio su Ciampi per Coniglio editore. Parlaci della tua esperienza di scrittura, quale genere di scrittura pensi si addica meglio a te?
Il libro su Piero Ciampi è stato un libro importantissimo per me, mi ha fatto conoscere con il cuore tante circostanze, cose che prima potevo solo immaginare. Anche le persone che ho incontrato in quel progetto sono state fondamentali per sviluppare le idee dello scrivere, gli esseri umani son sempre la fonte maggiore di ispirazione. E’ stato un libro che ho fatto per puro amore, ho cominciato a documentarmi senza alcun editore alle spalle, così, spinta da questo enorme entusiasmo per Piero Ciampi. Ho trovato pure molta collaborazione tra gli amici e cantautori vari, a parte Nada, che subito si è rifiutata nel rilasciarmi l’intervista perché appunto a quel tempo avevo 23 anni non rappresentavo che me stessa. Fu una delusione. Ma imparai molte cose. Poi si va vanti.
La propria scrittura cambia con il cambiare del tempo, con le letture che si acquisiscono le idee che cambiano così come il tempo che cambia e passa e che ti cambia, mi sento a volte separata in due filoni per quel che mi riguarda, quello tragico e nostalgico e quello più cazzaro e ironico e auto ironico. Detesto prendermi sul serio, così come la gente che lo fa. Spesso gli scrittori lo fanno. Non tutti, ma buona parte, soprattutto i professorini-poeti; stanno lì a farsi le seghe sulla punteggiatura l’ortografia e poi non hanno un straccio di idea nemmeno a cercarla col lumierino. È proprio meglio che stiano ad insegnare.
Da quali autori ti senti maggiormente influenzata?
Pavese forse in primo, poi Thomas Bernhard, Albert Camus, inizialmente Paolo Nori, ma tanti altri. Preferisco non leggere quando scrivo comunque, sennò sono impressionabile.
Pensi che un libro possa cambiare la vita di qualcuno?
Dipende da chi sei, come affronti una pubblicazione e che risultati può ottenere. In media direi di no, che non cambiala vita. Ormai è una velleità che si può togliere se non chiunque in molti. Se diventasse un caso editoriale, magari c'è la soddisfazione di mettersi a posto con i soldi per un po' almeno, poi la vana gloria del momento; però il libro per il libro, mah, i tempi sono cambiati troppo per vederla una cosa eccezionale, bella, sicuramente di soddisfazione però oggi non credo cambi la vita. Appaga il nostro egocentrismo per un po' per lo più. Se poi diventa un lavoro diventa un lavoro ed ancora un’altra cosa.
che definizione daresti della parola pudore?
Pudore è ciò che ci crea imbarazzo.
Perché pubblicare? quanto è importante per te? Come promuovi i tuoi libri?
E' importante perché ci si sente parte di una condivisione - si scrivono le proprie idee, attraverso fatti o utilizzando autori che noi sentiamo vicini - e fa piacere poterle scambiare o anche trovare disaccordi pubblicamente. E' un altro modo di esibirsi, in un modo o nell'altro anche di cantare un proprio stato d’animo, per me spesso è la nostalgia, la solitudine, sono qui, sto male, adesso lo scrivo, ascoltatemi. Poi beh naturalmente io non dico che il fatto di prendere qualche soldo dalle pubblicazioni mi faccia schifo. Anzi, ma è proprio qualche - perché di scrittura, vivere è fatica.
l’ultimo libro che hai letto? Un libro promosso e un libro bocciato.
Non vado alla cieca nello scegliere, o molto raramente, diffido dai best sellers in genere, ma poi dipende. Infatti l'ultimo è “Ogni cosa è illuminata” di Foer, un libro incredibile, poi pensando che l'autore l'ha scritto in giovane età è ancora più incredibile per l'uso del linguaggio e la struttura narrativa. Un gran bel libro che ti fa passare degli stadi emozionali più diversi a diversi gradi di intreccio. Poi leggo molti saggi divulgativi, saggi scientifici, tipo sugli additivi alimentari o il geotropismo delle piante,o cicli biologici innati negli esseri viventi - ma di quelli bisogna essere naturalmente appassionati è inutile che dia un giudizio su qualcosa di così specifico. Anche se nell'ambito scientifico ci sono autori che non mi deludono mai come Cavalli Sforza... e il solito Bergson, altri tempi, ma intramontabile in quanto ad emozione. Bocciato? Ce ne sono troppi che mi verrebbe a scatola chiusa da dire NO, e in genere quelli non leggo, mi sembrerebbe di perdere tempo! Ma se proprio ne devo bocciare uno dico un autore non un libro - mmhhhh Tondelli. Sopravvalutato direi, un bel po’. Ma appunto ce n’è tanti è anche sbagliato fare un solo nome. Troppi si auto leggono e son sostenuti dalla propria cerchia che si lecca il culo a vicenda, anche se poi è così in molti ambienti, quelli artistici poi… non ne parliamo.
Il tuo ultimo libro è caratterizzato da una forte vena ironica e cinica allo stesso tempo. Non starò qui a chiederti quanto sia autobiografico, per me conta più l’immagine urlata che in qualche modo viene fuori da questo personaggio, la stanchezza, a tratti depressiva legata a stereotipi sociali che ci affiancano ogni giorno. È un libro nato d’impulso? Di getto?
Entrambe le cose, che poi non mi sembrano così distanti, l’ho scritto in due mesi, mentre lavoravo in Accademia tornavo a casa e il primo pensiero era scrivere, anche quando ero in posa che dovevo stare ferma vedermi le persone attorno non facevano che girarmi delle idee nella testa e prendevo appunti appena mi era possibile - ovunque era così. Le ossessioni, la rabbia e la malinconia, è ciò che più mi fa scrivere. Quando scrivevo “La ragazza definitiva” pensavo a tutte quelle cose che mi hanno dato fastidio nel lavoro di modella, e a quando nel tentativo precedete di dedicarmi ad un libro con il cuore come è stato quello su Piero Ciampi, varie persone appena potevano se ne approfittavano in proposte di vario genere - perché pensano che tu penda dai loro favori.
E’ molto fastidioso questo, mettono sempre ovunque davanti il loro IO, senza nessun ascolto reale. Poi c’è il malessere la depressione con la quale combatto da troppi anni, ma in questo senso scrivere mi è servito moltissimo, al di la delle pubblicazioni. Poi il sesso parlare di sesso ancora di sesso, pure per ridicolizzarlo, diventa una cosa grottesca ad un certo punto, ma questo è stato capito poco!
nel tuo libro spesso parli del tuo lavoro di fotomodella, e con ironia, dici che alla fine non trovi che ci sia niente di male nell’essere un po’ narcisi. In effetti piacersi e piacere sembra una cosa da allontanare da se stessi, anche se le immagini della donna che continuamente ci rimanda la pubblicità suggeriscono il contrario. Cosa pensi di questa contraddizione? Tu come convivi con l’immagine di te stessa?
No, non vedo nulla di male nell’esibizionismo, purché quello troppo spinto sia in contesti adeguati. Oggi è tutto esibizionismo, solo che con questo termine si cade subito nella sua accezione sessuale, ma certo l’esibizionismo riguarda moltissimi altri campi, la politica per eccellenza forse, tutta l’arte, il voler essere modelli o contro-modelli sociali.
Tutto sommato l’esibizionismo del corpo mi pare che sia ancora il più onesto. E’ sano piacersi, eci si piace anche tramite gli altri, credo sia inevitabile, almeno in una prima spinta adolescenziale, ma poi si continua - sennò non si spiegherebbero tanti soldi spesi per tutta la cosmesi la chirurgia estetica. C’è chi si vergogna di questo bisogno di piacere e in vari lo disprezzano su altri. Ma è sempre un retaggio di origine cattolico e quindi poi sociale. Il piacere è punito, pure quello di piacersi.
Io mi piaccio più o meno, ma so di non essere strafiga, mi piacciono le belle donne e le guardo come delle veneri sulla terra, forse ho imparato a trasformare l’invidia in desiderio. Non nutro la stessa passione estetica per gli uomini, deve essere molto più abile un uomo per coinvolgermi, la bellezza non gli basta…
Credi in Dio?
Sono agnostica tendente all’ateo. Ma a questa domanda rischierei di prolungarmi molto. Quando chi dice che Dio può esistere come no, risponderei che il dubbio non può essere in pari; fin ora non lo si è mai visto, quindi...semmai è il credente che mi deve dimostrare l’esistenza di quello che vedo, io non credente sono in regola con il mio credo. Poi chiamalo come vuoi Allah, Buddha, Jeovah, tanto mica ti risponde. In ogni caso penso che chi ha fede sia fortunato.
Un film, un colore, un fiore…
L’uomo dei banco dei pegni, di Sidney Lumet, rosa confetto, croco.
Ti piace viaggiare? Pensi che dai viaggi si possa trarre ispirazione per scrivere?
No, non amo viaggiare, per nulla proprio. Qualche volta se trascinata dagli amici ci vado, ma non viaggi lunghi, devo avere la certezza che se posso riesco riposare, a mangiare in maniera decente, non sono adattabilissima, è un mio grande difetto, me ne rendo conto. A volte sì, idealmente ci sono posti che mi piacerebbe visitare, alcuni paesini dell’Irlanda ad esempio, o anche stare un po’ in Piemonte, fare i paesi che vedeva Pavese, qualche volta dei giretti li faccio, ma son abbastanza sedentaria, mi basta girare per lavoro, ed è già troppo per me.
Sicuramente viaggiare può dare stimoli per scrivere, dipende sempre chi sei, come metabolizzi le cose intorno, e dentro - io credo che si possa scrivere anche con poco, se il succo ce l’hai, ce l’hai Tibet o una stanza… anche se credo, che certi ambienti ti possano far sentire più a tuo agio, questo sì. poi per me è così, il passato è giù un luogo, un viaggio, così come lo possono essere le ipotesi future. Eccome.
Se dovessi dare un consiglio ad un esordiente che si affaccia per la prima volta nel panorama dell’editoria, cosa gli diresti?
Che le scuole di scrittura creativa non sono necessarie, vale molto di più leggere, leggere, leggere. E scrivere, scrivere, scrivere. Non ci sono assoluti che mi vien dire, dovrebbe essere una cosa davvero intima e personale l’approccio alla scrittura, però un consiglio lo butto: non perdersi in frasi altisonanti, o nella paura di badare troppo alla forma, parlare per immagini più che per frasi, ovvero anziché scrivere ad esempio che Tizio era uno geloso, fare capitare o agire tizio in modo da far capire che era uno geloso! E poi il suono, una frase deve girare bene nelle orecchie! Per me questo e tutto!
Cosa ne pensi di piccoli editori a pagamento, agenzie letterarie e corsi di scrittura? Pensi che siano dei mezzi giusti, che possono servire? Tu in che modo ti sei affacciata nel mondo dell’editoria prima di trovare la tua casa editrice?
Le trovo del tutto indifferenti, sinceramente non mi verrebbe da prendere troppo sul serio a primo impatto chi si paga i libri da solo; anche se magari può essere un modo sbrigativo per farsi curriculum (per nulla si chiama vanity press!). Oggi ancor più di un tempo, se uno crede in te, tira fuori della grana, se non ci crede no. Le cose stanno in poche balle, per quanto di merda sia il mercato editoriale, è così. Si troveranno sempre quelli che ti dicono “bello, ah bello bellissimo”, poi sono entusiaste finché le cose non decollano, quando cominciano ad andarti bene, cominciano a parlarti male dietro, a trovare giustificazioni alla tua riuscita. Non parlo (solo) di me. Le parole in ogni caso trovano il tempo che trovano, il vero entusiasmo si misura nell’investimento che un editore è disposto a fare… naturalmente non è detto che questo indichi qualità letteraria, ma possibilità di vendita. Oggi si ragiona così. Ma se c’è della qualità letteraria, in ogni caso, credo si riesca a pubblicare - comunque non nei grandi numeri, ma prima o poi si esce. Nella scrittura è importante la costanza, il talento è anche stare con culo sulla sedia.
C’è chi sostiene che i libri sono solo marketing, quindi non conta il talento di uno scrittore, come è scritto un libro, se è valido o no… ma solo saperlo promuovere e vendere. Sei d’accordo?
In parte è vero. Senza un adeguato marketing purtroppo è una gran fatica oggi, perché c’è troppa roba, sia libri, musica ecc, sono prodotti, il libro oggi è un prodotto. Ci vuole fortuna di trovare il momento giusto, chi crede nelle tue idee e nel tuo ipotetico eventuale talento, ma è chiaro che questo non si può misurare in una qualche scala veritiera ed oggettiva. Perché allora vale quello che ti va di leggere, o quello che magari ha spessore, ma dopo due pagine sei a terra con due palle enormi? Mi pare tutto così aleatorio - Oggi la letteratura la farebbe fallire l’editoria, oggi come oggi dico; un editor di una grandissima casa editrice mi faceva il discorso che sono i non lettori che fanno vendere i libri, “i libri che vendono, son comprati dai non lettori. Quindi, il massimo che si può fare è sperare nella giustizia del tempo. Credo anche però, che se c’è del talento esca prima o poi, come dicevo sopra è importante la costanza, il talento non ti farà fare cifre astronomiche, però magari ti fa essere presente. Per gli apprezzamenti, cosa vuoi, siamo così in tanti al mondo, che troverai sempre chi ti ama, chi ti odia, chi ti invidia, a chi fai pena, quelli a cui sei indifferente ecc, ecc, ecc. tanto vale che uno piaccia a se stesso no?
La cosa che più ami e più odi del tuo paese?
Ah beh, se dici quello d’origine a Vicenza, la pochezza mentale ed emotiva, il provincialismo visto nelle sue sfaccettature più tristi, l’ipocrisia, il pettegolezzo, la noia, di buono c’è che ci sono le montagne, l’aria non è inquinata, passa una macchina ogni mezz’ora. A Modena amo quasi tutto, il parchetto di Modena est dove andavo a fare le passeggiate, la via Emilia in centro, e la gente che mi sorride. Leverei invece gli extracomunitari rompi cazzo, i galleristi che si sentono affermati, e tutti quei servetti di partito ottimi impiegati artistici che si sentono Dio. Ma io sono molto agnostica.
un posto in cui vorresti andare.
Tornare a vivere a Modena in una casa tutta mia non in affitto. È il mio sogno! Per il resto mi basta stare in compagnia di quei miei migliori amici. E di Daniele Benati che è una persona meravigliosa.
Stai scrivendo qualcosa di nuovo? Nuovi progetti?
Ho finito da due settimane il nuovo romanzo, questa volta è un romanzo a tutti gli effetti. Non c’è sesso, così chi vuol parlare male potrà parlare male senza tirare in ballo il sesso - potrei dire che è un libro sulla cattiveria provinciale e umana; il protagonista è un missionario sadico che inizialmente combina dei disastri nella famiglia, facendo patire grossi dispiaceri ai genitori e alla sorella, poi parte da un paesino in provincia di Vicenza alla ricerca di una vita diversa, passando per la Germania per poi arrivare tramite la conoscenza di un bestemmiatore costituito a fare il missionario in Africa…ma non finisce qui… Questo libro non uscirà per Castelvecchi, con il quale ho invece in programma un’opera più easy - comunque spero non passi troppo tempo all’uscita… c’è sempre questa trafila odiosa tra quando crei e quando questo è fuori. Il mercato uccide il piacere, sia di chi scrive sia dei lettori secondo me.